Il prezzo barrato viene spesso trattato come un dettaglio grafico: una cifra più alta, una linea sopra, una percentuale evidenziata accanto al prezzo finale. Per un negozio online che vende ai consumatori italiani, invece, quel numero ha due vite parallele. È un'informazione regolata dal Codice del Consumo e, allo stesso tempo, un dato che Google legge nei markup di prodotto per costruire i risultati di shopping. Quando le due versioni non coincidono, il problema non riguarda solo l'immagine del negozio.
Il Black Friday cade quest'anno venerdì 27 novembre e il Cyber Monday lunedì 30: nelle prossime settimane molti negozi aggiorneranno il catalogo in blocco, spesso con regole di sconto automatiche impostate dal gestionale o da un plugin. È il momento giusto per verificare che pagina prodotto, dati strutturati ed eventuale feed raccontino tutti la stessa promozione, con lo stesso prezzo di partenza e le stesse date.

Il prezzo da barrare non è una scelta libera
Dal 1° luglio 2023 è in vigore l'articolo 17-bis del Codice del Consumo, introdotto dal Decreto Legislativo 7 marzo 2023, n. 26, che recepisce la direttiva europea 2019/2161 (la cosiddetta direttiva Omnibus). La norma stabilisce che ogni annuncio di riduzione di prezzo deve indicare il prezzo precedente, definito come il prezzo più basso applicato alla generalità dei consumatori nei 30 giorni che precedono lo sconto.
In altre parole, il prezzo barrato non può essere un prezzo di listino scelto a piacere: deve corrispondere al prezzo più basso praticato nei 30 giorni precedenti la riduzione.
La disciplina prevede alcune varianti che contano proprio nei periodi promozionali. Per i prodotti immessi sul mercato da meno di 30 giorni, il venditore deve indicare il periodo a cui si riferisce il prezzo precedente. Nel caso di sconti progressivi all'interno della stessa campagna, il riferimento resta il prezzo anteriore alla prima riduzione. Il prezzo di listino o il prezzo consigliato dal produttore possono comparire, ma solo in aggiunta al prezzo più basso dei 30 giorni e senza generare confusione. Sono esclusi dalla regola i prodotti agricoli e alimentari deperibili. Lo stesso decreto ha inoltre innalzato a 10 milioni di euro il massimo delle sanzioni per pratiche commerciali scorrette, come riportato da NT+ Diritto del Sole 24 Ore.
Il tema non è teorico. Un'indagine di Altroconsumo sugli sconti online, pubblicata a febbraio 2026 su 208 e-commerce tra i più diffusi analizzati a gennaio, ha rilevato che il 62% non indica correttamente il prezzo di riferimento. Nel dettaglio, il 21% calcola lo sconto su un prezzo medio, mediano o consigliato, mentre il 41% mostra soltanto un prezzo pieno barrato senza alcuna indicazione sul periodo; solo il 24% espone in modo chiaro il prezzo più basso del mese precedente. L'associazione ha trasmesso i risultati all'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Per i casi particolari, come prezzi di lancio, promozioni riservate agli iscritti o sconti in più fasi, la lettura corretta della norma va verificata con un consulente legale: le indicazioni di questo articolo riguardano il modo in cui il dato, una volta stabilito, viene comunicato a Google.
Come Google legge prezzo attivo e prezzo barrato
Nella documentazione sui dati strutturati per le schede commerciali (merchant listing), Google distingue tre tipi di prezzo: il prezzo attivo, cioè quello a cui il prodotto è acquistabile in quel momento; il prezzo barrato, cioè il prezzo più alto normalmente applicato e mostrato durante una promozione; il prezzo riservato ai membri di un programma fedeltà.
Il meccanismo è semplice ma poco intuitivo. Il prezzo attivo si indica con la proprietà price dell'offerta, oppure con una specifica di prezzo senza ulteriori qualificazioni. Il prezzo barrato si aggiunge come seconda specifica di prezzo, contrassegnata dalla proprietà priceType con valore StrikethroughPrice: è la presenza di questo secondo valore a trasformare il prezzo attivo in un prezzo scontato agli occhi di Google. La documentazione precisa che il prezzo attivo non deve mai avere priceType e che il vecchio valore ListPrice è accettato solo per un periodo di transizione.
Qui le due vite del prezzo barrato si incontrano. Le linee guida generali di Google sui dati strutturati chiedono che il markup descriva contenuti visibili all'utente nella pagina. Se il tema del negozio mostra correttamente il prezzo più basso dei 30 giorni, ma il plugin che genera il markup preleva il valore dal campo "prezzo di listino" del catalogo, la pagina e i dati strutturati comunicano due promozioni diverse. Il prezzo mostrato dal tema e quello inserito nel markup possono provenire da campi o estensioni diverse dello stesso negozio: prima di una campagna conviene verificare da quale campo legge ciascuno.
Va ricordato anche un requisito di base: secondo Google, sono idonee alle esperienze di merchant listing solo le pagine da cui l'utente può effettivamente acquistare il prodotto, non quelle che rimandano ad altri siti per l'acquisto.
La durata dello sconto dopo l'aggiornamento di luglio 2026
Il 7 luglio 2026 Google ha aggiunto alla documentazione una sezione dedicata alla durata delle promozioni, allineando i dati strutturati all'attributo sale_price_effective_date già previsto per i feed di Merchant Center. Le proprietà da usare sono queste:
validFrom, per la data e l'ora di inizio dello sconto;validThroughoppurepriceValidUntil, in alternativa tra loro, per la data e l'ora di fine.
Le indicazioni di Google sulla durata delle promozioni raccomandano di fornire sempre sia l'inizio sia la fine, di verificare che la data di inizio non sia successiva a quella di fine e di usare il formato ISO 8601 completo di orario e fuso. Per un Black Friday italiano, un inizio alla mezzanotte del 27 novembre si scrive quindi 2026-11-27T00:00:00+01:00: a fine novembre l'Italia è già tornata all'ora solare, e un fuso sbagliato di un'ora può anticipare o ritardare la promozione nei sistemi di Google rispetto a quanto accade sul sito.
Conta anche il punto in cui le date vengono inserite. Se il prezzo scontato è indicato direttamente nell'offerta, le date vanno sull'offerta stessa. Se invece il prezzo scontato è descritto da una specifica di prezzo affiancata a quella barrata, le date vanno su quella specifica, e in questo caso si usa validThrough, perché priceValidUntil non è applicabile a quel tipo di nodo.
C'è poi un effetto collaterale che si manifesta di solito dopo la promozione. La documentazione avverte che una scheda potrebbe non essere mostrata se priceValidUntil indica una data già passata. Se un plugin valorizza questo campo con una data fissa, ad esempio la fine dell'anno, oppure lo lascia invariato al termine di un'offerta, un controllo a promozione conclusa evita che prodotti tornati a prezzo pieno restino con una scadenza superata nel markup.
Pagina, markup e feed: dove nascono le incoerenze
Nei negozi che usano anche Google Merchant Center, il prezzo di un prodotto può arrivare a Google da tre fonti: la pagina visibile, i dati strutturati e il feed. Una causa tipica di incoerenza sono i tempi di aggiornamento diversi: il prezzo in pagina cambia nel momento in cui scatta la regola di sconto, il feed viene rigenerato a intervalli programmati, il markup segue la logica del plugin che lo produce.
Per i prezzi che cambiano rapidamente, Google segnala un rischio specifico: il markup Product generato via JavaScript può rendere le scansioni dedicate allo shopping meno frequenti e meno affidabili. Per questo la raccomandazione è di inserire i dati strutturati di prodotto direttamente nell'HTML iniziale della pagina; chi li genera via JavaScript deve almeno assicurarsi che il server regga l'aumento di richieste da parte di Google.
Prima dell'avvio della promozione è utile scegliere un campione di prodotti scontati, rappresentativo delle diverse regole di sconto attive, e verificarlo con il Test dei risultati multimediali e con lo strumento di controllo URL di Search Console. Il confronto da fare è semplice: il prezzo barrato e il prezzo finale nel markup devono essere gli stessi che il cliente vede in pagina, e le date devono corrispondere a quelle effettive della campagna. Lo stesso controllo, ripetuto a promozione chiusa, conferma che i prodotti siano tornati al prezzo pieno senza residui di sconto nei dati strutturati.
Il prezzo è solo uno dei dati che Google usa per decidere come presentare un prodotto nei risultati di shopping. Le immagini sono un altro, e da settembre Search Console permette di misurarne il peso: l'analisi su come Search Console misura la ricerca per immagini e cosa cambia per le foto prodotto completa il lavoro sulle schede in vista dei picchi di fine anno. Altri contenuti sul posizionamento dei negozi online sono raccolti nella sezione SEO di eBuyers.

