Parlare di alimentare online evoca quasi sempre la spesa consegnata a casa e le app per ordinare i pasti. È una lettura comprensibile, perché sono i segmenti più grandi, ma per chi vende prodotti tipici, vino, conserve o specialità regionali rischia di essere fuorviante: l'enogastronomia segue dinamiche proprie, e i numeri diffusi quest'anno dall'Osservatorio eCommerce B2c di Netcomm e Politecnico di Milano lo mostrano con una certa chiarezza.

Confezione di prodotti tipici italiani con vino, olio, pasta, formaggi e conserve, rappresentativa della vendita online di specialità enogastronomiche.

La fotografia del comparto nel 2026

Nel comunicato del 19 maggio 2026, l'Osservatorio eCommerce B2c stima il Food & Grocery online in Italia a 5,1 miliardi di euro, in crescita del 5% sul 2025. Il dato aggregato, però, nasconde andamenti molto diversi tra i tre segmenti che lo compongono.

SegmentoCrescita sul 2025Peso sul valore dell'alimentare online
Food delivery +7% 47%
Grocery alimentare +5% 35%
Enogastronomia +3% non indicato nel comunicato

Il comunicato non quantifica la quota dell'enogastronomia. Chi volesse stimarla per differenza deve tenere presente che si tratterebbe di un calcolo personale e non di un dato dell'Osservatorio, con il margine di approssimazione che questo comporta. Il punto che interessa a chi vende, in ogni caso, è un altro: il segmento in cui rientrano prodotti tipici e vini è quello che cresce meno.

Un ritmo più lento non rende il segmento meno interessante

Sempre secondo l'Osservatorio, nell'enogastronomia l'export incide per circa il 20% e lo scontrino medio è di circa 136 euro. Sono due elementi che incidono sulle scelte di chi vende. Un ordine di quel valore può sostenere costi di imballaggio e di spedizione che su un carrello di pochi articoli peserebbero di più, e un mercato estero già rilevante suggerisce che il pubblico non si esaurisca entro i confini nazionali. Si tratta di una lettura dei dati, non di un'indicazione contenuta nel comunicato.

Il quadro dei consumi, del resto, non è lineare. Lo stesso comunicato descrive una polarizzazione tra la fascia alta e quella più economica, con consumatori che cercano efficienza e rapidità da una parte, qualità, relazione e cura dell'esperienza dall'altra. Un'enoteca online o un produttore di specialità ricade quasi per definizione nel secondo gruppo, e questo sposta l'attenzione dal prezzo alla scheda prodotto, alla confezione e ai tempi di consegna.

Sul fronte estero esiste un indizio ulteriore. Secondo l'anteprima di Casaleggio Associati presentata al Calicantus Meeting del 27 marzo 2026 e riportata da Food Affairs, l'alimentare è tra i settori che ricevono più traffico dall'estero, con il 17% tra le prime mille aziende italiane per fatturato. Il dato riguarda le aziende del settore nel loro complesso e non soltanto i negozi online, quindi va letto come un segnale di interesse e non come una misura delle vendite.

Un mercato più affollato e più selettivo

La crescita della domanda non coincide con una maggiore facilità di ingresso. Il censimento dell'Osservatorio Netcomm e Cribis, ripreso il 4 maggio 2026, conta 4.712 società di capitale del Food & Beverage dotate di un sito e-commerce. Sul totale dei siti italiani, la stessa fonte indica 87.000 operatori nel 2026 contro i 91.000 del 2025, pari a un calo del 4,4%, con 21.717 nuovi ingressi a fronte di 23.211 uscite.

Le cifre non riguardano solo l'alimentare e non misurano il valore delle vendite, ma descrivono un contesto in cui aprire un negozio non basta: nel confronto tra il 2025 e il 2026 le uscite hanno superato gli ingressi. Per chi vende cibo e vino, la differenziazione per prodotto e per servizio pesa più della semplice presenza online.

Le informazioni da mostrare prima del carrello

Vendere alimenti a distanza comporta obblighi informativi che un negozio di altri settori non ha. L'articolo 14 del Regolamento (UE) n. 1169/2011 prevede che le indicazioni obbligatorie sugli alimenti, allergeni compresi, siano disponibili prima della conclusione dell'acquisto, con l'eccezione del termine minimo di conservazione o della data di scadenza. Quest'ultima deve comunque comparire al momento della consegna, insieme a tutte le altre. In termini pratici, ingredienti, allergeni, quantità e condizioni di conservazione appartengono alla scheda prodotto e non solo all'etichetta della confezione.

La guida all'etichettatura della Camera di commercio di Genova riassume la regola in modo operativo. Per i prodotti non preimballati venduti online conviene invece rivolgersi allo sportello etichettatura della propria camera di commercio, perché la guida non chiarisce come applicare in quel caso gli obblighi.

Per le consegne, i dati sullo scontrino medio rendono utile confrontare le alternative disponibili al checkout, compresi i punti di ritiro, di cui si occupa un approfondimento dedicato ai locker nel checkout. Altri contenuti sul comparto sono raccolti nella sezione alimentari del portale.

Resta una domanda che ogni venditore del settore può rivolgere al proprio sito: quanta parte dell'assortimento e della comunicazione è pensata per un ordine da oltre cento euro, e quanta per un acquisto d'impulso?

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